Caterina K
La storia del sonetto di Petrarca
Il sonetto petrarchesco ebbe origine nei primi anni del 1200, utilizzato da molti importanti poeti italiani, così come, naturalmente, dal suo creatore Giacomo da Lentini. Tuttavia, l’autore più notevole di questa forma era Petrarca, i cui primi sonetti del 1400 esemplificavano il legame intrinseco di questa struttura con il tema dell’amore, in particolare la concezione di ciò che era inaccessibile, e si materializzavano all’interno dell’affinità di Petrarca nel confronto delle caratteristiche della donna con gli oggetti.
Il sonetto definito petrarchesco è una forma poetica perfezionata dal grande poeta Francesco Petrarca (1304-1374), che ebbe però origine nei primi anni del 1200. Il sonetto venne utilizzato da molti importanti poeti italiani, così come, naturalmente, dal suo creatore Giacomo da Lentini, uno dei principali esponenti della Scuola siciliana. Il poeta più noto di questa forma poetica era Petrarca; i suoi sonetti trecenteschi manifestavano il legame intrinseco tra questa struttura e il tema dell’amore, concepito come qualcosa di inaccessibile, che materializzavano attraverso le affinità che Petrarca evocava nel confronto delle caratteristiche della donna con oggetti preziosi ed elementi naturali.
La struttura del sonetto petrarchesca
Il sonetto di Petrarca è lungo quattordici versi, composto da un ottetto (le prime otto righe) e un sestetto (le ultime sei righe). L’ottetto delinea l’argomento iniziale o il problema della poesia, il sestetto crea quindi una risoluzione, lasciando all’oratore una soluzione o un senso di rassegnazione.
Lo schema di rima dell’ottetto segue spesso la struttura di ABBAABBA, mentre lo schema di rima del sestetto varia, alcuni dei modelli di rima più comuni sono CDCDCD, CDECDE e CDCDEE, ma non esiste un modello specifico.
La totalità dei sonetti di Petrarca segue il metro dell’endecasillabo (undici sillabe).
Esempio: ‘Solo et pensoso…’
Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human la rena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, che’è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
L’ottetto: il poeta vaga da solo per celare i suoi sentimenti di intenso desiderio che vuole nascondere a chiunque lo circonda.
La svolta: si verifica nella nona riga che separa l’ottetto dal sestetto e dimostra il cambiamento di tono della poesia quando il poeta passa dalla presentazione del problema al tentativo di risoluzione.
Il sestetto: la conclusione della poesia rivela che il tentativo del poeta di sradicare la sua intensa emozione cercando consolazione nella natura è vano, e che non può sfuggire al sentimento dell’amore.
The Petrarchan Sonnet
The History of the Petrarchan Sonnet
The Petrarchan Sonnet originated in the early 1200s, utilised by many notable Italian poets, as well as, of course, it’s creator Giacomo da Lentini. However, the most notable user of this form was Petrarch, whos early sonnets from the 1400s, exemplified this structure’s intrinsic link with the theme of love, especially the conceit of that which was inaccessible, and materialised within Petrarch’s affinity to comparison of a woman’s features to objects.
The Structure of the Petrarchan Sonnet
The Petrarchan sonnet is fourteen lines long, comprised of an octet (the first eight lines) and a sestet (the final six lines). The octet outlines the initial argument or problem of the poem, the sestet then creates a resolution, leaving the speaker with either a solution or a sense of resignation.
The rhyme scheme of the octec often follows the structure of ABBAABBA, whilst the rhyme scheme of the sestet varies, some of the most common rhyming patterns are CDCDCD, CDECDE, and CDCDEE, but there is no set pattern.
The entirety of the Petrarchan Sonnet is set to follow the metre of iambic pentameter.
Example: ‘Solo et pensoso…’
Alone and thoughtful, through the most desolate fields,
I go measuring out slow, hesitant paces,
and keep my eyes intent on fleeing
any place where human footsteps mark the sand.
I find no other defence to protect me
from other people’s open notice,
since in my aspect, whose joy is quenched,
they see from outside how I flame within.
So now I believe that mountains and river-banks
and rivers and forests know the quality
of my life, hidden from others.
Yet I find there is no path so wild or harsh
that love will not always come there
speaking with me, and I with him.
Kline, A.S.
The Octet: the speaker wanders alone in order to hide his feelings of intense desire that he wishes to conceal from any around him.
The Volta: This occurs in line 9 (separating the octet and the sestet) and demonstrates the poem’s shift in tone as the speaker transitions from the establishing of the argument to the resolution.
The Sestet: The conclusion of the poem resolves the speaker’s need to eradicate his intense emotion by establishing that he cannot escape the feeling of love and finding consolation in the presence of nature.