Gastronationalism in Italia

By Anusha, Year 12

In this fascinating piece, Anusha explains how food in Italy has been politicised and used to attack minority groups, as well as promote nationalist sentiments, sometimes leading to hypocrisy.

La religione cattolica fa parte integrante della vita in Italia, il luogo in cui risiede il papa e sede di molti siti religiosi famosi come la basilica di San Pietro o il duomo di Firenze. E poi c’è l’altra religione, la quale è veramente venerata da tutti gli italiani, la religione del cibo. Non c’è niente di più santo della ricetta delle polpette di nonna e se dovessi commettere solo uno dei peccati culinari italiani come chiedere di avere l’ananas sulla pizza, berti un cappuccino dopo le undici o rompere gli spaghetti crudi, saresti certamente mandato direttamente all’Inferno di Dante. Infatti, secondo alcuni italiani, una pizza con l’ananas non è una pizza vera!  

Così forte è questa passione e questo orgoglio italiano che i politici si sono resi conto che niente mobilita le masse come il cibo. Però c’è una linea sottile tra l’avere un senso di orgoglio alimentare ed un senso di superiorità alimentare, e negli ultimi anni i politici di destra sembrano aver superato quella linea e utilizzare la retorica del cibo italiano per sostenere le loro politiche nazionalistiche ed anti-migranti.  

Matteo Salvini, il vice primo ministro d’Italia e leader della Lega, un partito politico di estrema destra, fornisce un buon esempio dell’integrazione della propaganda con il cibo e delle politiche nazionaliste, come si assiste dai suoi post su Instagram che di solito sono dedicati all’alimentazione tradizionale italiana con una didascalia nazionalista. 

Non solo promuove il cibo italiano, Salvini attacca anche la presenza del cibo straniero, soprattutto quello delle grandi aziende come Starbucks, Coca-Cola e McDonalds. Per esempio, nel 2018, dopo che la famosa catena di caffè, Starbucks, aveva aperto il primo bar a Milano, Salvini aveva espresso il suo disaccordo con il tweet: ‘Due ore di coda per un caffè di Starbucks? Ma nemmeno se mi pagano!’. Inoltre, nel 2018, Salvini aveva invitato gli italiani a smettere di bere Coca-Cola, e poi ha detto che ‘fa meglio l’olio d’oliva italiano della Coca-Cola.’ Comunque, è un peccato che la avversione di Salvini per il cibo non italiano non lo abbia fermato nell’indulgere su un hamburger ed una grande Coca-Cola di McDonald dopo aver partecipato alla fiera gastronomica italiana, Vinitaly, a Verona.  

Sembra che l’ipocrisia non si trovi solo negli hamburger e nelle Coca-Cole, ma anche in altre questioni, come vediamo nella saga dei tortellini nel 2019 in cui Salvini ha criticato la proposta dell’arcivescovo di Bologna di aggiungere dei tortellini con il ripieno di pollo invece che di maiale al menù della festa di San Petronio come un gesto di inclusione e apprezzamento per i cittadini musulmani che avrebbero avuto così la possibilità di partecipare alle celebrazioni. Salvini sosteneva che questa sostituzione avrebbe cancellato le tradizioni culinarie italiane e la sua storia e cultura ma quando il presidente del consorzio tortellini ha confermato che in realtà nella ricetta antica tradizionale bolognese il pieno dei tortellini era di pollame, Salvini ha risposto rapidamente ‘distrugge la nostra tradizione’.  

Dunque, si può osservare come i politici come Salvini usano la retorica del cibo italiano non solo per celebrare il patrimonio culturale del Bel Paese ma anche per attaccare le comunità minoritarie. Di conseguenza, questa retorica viene utilizzata come uno strumento per l’esclusione e per prendere di mira queste comunità in Italia, conforme con l’agenda fermamente anti-immigrazione della politica di estrema destra. Vediamo la narrazione che il cibo etnico è di uno standard meno alto di quello italiano, per esempio, quando Salvini ha rimproverato il suo collega, Matteo Renzi, per aver ‘inondato le tavole dei cittadini europei e lo stomaco dei nostri figli con olio tunisino, arance marocchine, pomodori che provengono da nessuno sa dove, riso dalla Cambogia, latte in polvere dall’Ucraina’. Anche nel 2013, il partito Lega Nord, ha affisso manifesti che dicevano: ‘Sì alla polenta, no al cous cous’ e si è riunito per distribuire ciotole di polenta ai cittadini della città di Como per promuovere un sentimento anti-immigranti.  

Questa idea del razzismo attraverso il cibo non viene rappresentato esclusivamente da politici specifici come Salvini ma può anche essere vista più in generale a livello locale de nelle città. Infatti, a Trieste, il sindaco Bortolotti ha imposto che se si volesse di vendere cous cous, kebab o pollo al curry, si dovrebbero servire con specialità del nord Italia come polenta o musetto, o si rischia di dover chiudere il proprio ristorante. Per di più, a Lucca, il consiglio locale ha dichiarato il divieto di qualsiasi ristorante o negozio di cibo etnico sulla base del fatto che il ‘cibo etnico tradisce il patrimonio culinario della Toscana’.  

Comunque, è curioso che l’estrema destra sia così entusiasta di attaccare i migranti, dato che molti dei maggiori produttori alimentari in Italia si affidano fortemente alla manodopera dei migranti che lavorano a basso costo e spesso senza documenti nelle regioni meridionali come Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. Secondo Roberto Lovino dell’Osservatorio Placido Rizzotto, i migranti sono responsabili di un quarto del lavoro agricolo d’Italia. Dunque, se non fosse per questo contributo, alcuni dei prodotti più amati nel Bel Paese non sarebbero così disponibili.  

Tuttavia, nonostante gli sforzi dei politici o delle autorità di promuovere la retorica del gastronazionalismo, sembra che ci sia un aumento dell’interesse e dell’apprezzamento per la cucina non italiana fra gli italiani, soprattutto tra i giovani. Dal 2007 al 2020, le vendite di cibo etnico sono aumentate del 93% con la crescita della cucina cinese e messicana al 26.8% e al 24.2% rispettivamente. Questo non vuol dire che gli italiani siano meno appassionati di cibo, solamente che una grande proporzione del popolo sta abbracciando culture diverse, e si può solo sperare che questo apra la strada a una maggiore integrazione e unità culturale in Italia.    

English translation:

Catholicism plays an integral part of life in Italy, the place in which the Pope resides and there are several famous religious sites such as the Basilica of San Pietro or the Dome of Florence. And then there is the other religion which is truly worshipped by all Italians, the religion of food. There is nothing more holy than Nonna’s recipe for meatballs and if you were to commit just one of the Italian culinary sins such as asking for pineapples on your pizza, drinking a cappuccino after 11am or breaking uncooked spaghetti, you would certainly be sent directly to Dante’s hell. In fact, according to some Italians, a pizza with pineapples is not even a real pizza!

So strong is this Italian passion and pride that politicians have come to realise that nothing mobilises the masses quite like food. But there is a fine line between having a sense of food pride and a sense of food superiority and in recent years far right politicians seem to have surpassed this line and have used the rhetoric of Italian food to support their nationalist and anti-migrant policies.

Matteo Salvini, the deputy prime minister of Italy and leader of Lega, a far right political party, provides a good example of the mixing of propaganda with food and nationalist policies, as one can see from his posts on instagram that often are dedicated to traditional Italian food with a nationalistic caption.

Not only does he promote Italian food, Salvini also attacks the presence of foreign foods in Italy, especially those from the big food chains such as Starbucks, Coca Cola and Mc Donalds. For example, in 2018, after the popular coffee shop chain, Starbucks, opened their first bar in Milan, Salvini expressed his disapproval with the tweet ‘Two hours in a queue for a coffee from Starbucks? Not even if they pay me!’. What’s more, in 2018, Salvini urged Italians to stop drinking Cola-Cola and then said that ‘Italian olive oil is better than Coke!’

It’s a shame that Salvini’s distaste for non-Italian food did not stop him from indulging in a Big-Mac and large coca-cola after having participated in the Italian food conferenze, Vinitaly, in Verona.

It seems that hypocrisy is not just found in burgers and coca cola but also in other matters, as we see in the Tortellini Saga in 2019 in which Salvini criticised the proposal of the Archbishop of Bologna to add chicken-filled tortellini instead of pork-filled to the menu of the festival of Saint Petronio as a gesture of inclusion and appreciation for the Muslim and Jewish citizens of the city who would therefore be able to participate in the celebrations. Salvini argued that this change would erase Italian culinary traditions and history but when the president of the tortellini consortium confermed that actually in the traditional original recipe from Bologna, the filling of tortellini was poultry, Salvini quickly responded ‘destroy our tradition’.

Therefore, one can see how politicians such as Salvini use the rhetoric of Italian food not only to celebrate the cultural heritage of Italy but also to attack minority communities. Consequently, this rhetoric was is utilised as an instrument to exclude and target these communities in Italy, conforming to the strongly anti-migrant political agenda of the far-right. We see the narrative that ethnic food is of a poorer standard compared to that Italian, for example when Salvini berated his colleague, Matteo Renzi, for having ‘flooded the tables of citizens and the stomachs of our children with Tunisian oil, Moroccan oranges, tomatoes that come from God knows where, rice from Cambodia, powdered milk from Ukraine.’ Also in 2013, the political party, Lega Nord, put up posters which read ‘Yes to polenta, no to cous cous’ and met to distribute out bowls of polenta to citizens of the city of Como to promote their anti-migrant sentiments further.

This idea of racism through food is not just exclusively represented by specific politicians such as Salvini but can also be seen more generally at a local state level in cities. In fact, in Trieste, the mayor, Bortolotti, has enforced that the selling of cous cous, kebab or chicken curry must be served with Northern Italian food specialties like polenta or musetto or you would face the risk of having to close your restaurant. Furthermore, in Lucca, the local council has banned ethnic restaurants and food shops on the basis that ‘ethnic food betrays the culinary traditions of Tuscany’.

However, it’s funny that the far right is so eager to attack migrants given that the majority of large food producers in Italy heavily rely on the labour of such migrants who work at low pay and often undocumented in southern regions such as Puglia, Calabria, Campania and Sicily. According to Roberto Lovino from the Placido Rizzotto Observatory, migrants are responsible for a quarter of agricultural work in Italy. Therefore, if it were not for such contributions, some of the most loved Italian food products would not be so available.

However, despite the efforts of politicians or the authorities to promote the rhetoric of ‘gastronationalism’, it appears that there has been an increase in the interest and appreciation amongst Italians for non-Italian food, especially amongst the youth. From 2007 to 2020, ethnic food sales have increased by 93% with the increase of Chinese and Mexican foods at 26.8% and 24.4% respectively. This is not to say that Italians are any less passionate about their food, only that a large proportion of the people are embracing diverse cultures and one can only hope that this opens the way to greater integration and cultural unity in Italy.